Perché oggi non si può più essere "solamente tristi"?

Perché la società di oggi non accetta più la tristezza? Perché appena ci si imbatte in un momento di sconforto o di "abbattimento" si ricorre subito alla definizione di depressione? Ormai in numerosi talk show e articoli di giornale si fa abuso del termine depressione, quasi come se si volesse etichettare interamente la tristezza come disturbo mentale. La tristezza non è sinonimo di depressione!!! Certo è che nella depressione si assiste ad una disregolazione della tristezza, ma questo di certo non vuol dire che la tristezza sia subito etichettabile come disturbo.
La tristezza è una normale emozione presente in noi, e come tutte le emozioni è un segnale che ci permette di far luce su alcune dinamiche interne ed esterne della nostra vita, il problema nasce quando questo segnale degenera in un vissuto depressivo, ma qui si entra nel campo della psicopatologia. La tristezza spinge l'uomo ad una riflessione, molto spesso interna e incentrata sull'immagine del proprio Sé. Essa è un valore aggiunto dell'essere umano, non va condannata o addirittura subito etichettata come disturbo psichico. I veri problemi, infatti, iniziano a nascere proprio quando non si riconosce più il valore di un emozione come la tristezza. Dissociare dal proprio Sé un affetto lo rende più incline a diverse forme di disagio psichico. Contesti intersoggettivi in cui non viene riconosciuta l'importanza della tristezza non permettono all'individuo di regolare questa specifica emozione.
Ad esempio, molto spesso un genitore può rispondere alla tristezza di un proprio figlio con angoscia o addirittura rabbia, trasmettendo un messaggio intersoggettivo sbagliato sul significato della tristezza. In queste condizioni molto spesso il bambino interiorizza suddetta modalità di gestire la tristezza, dando luogo da adulto a risposte disadattive all' attivarsi di suddetta emozione. Molto spesso, infatti, rispondiamo alla tristezza mettendo in atto comportamenti rabbiosi oppure attraverso misure difensive (come il rivolgimento verso il sé, aspetto centrale della depressione) che permettono di gestire la propria angoscia interna avvertita nei confronti della tristezza, portando quindi a una disregolazione di tale affetto. La tristezza va elogiata, va compresa e ridefinita pubblicamente come momento di riflessione atto a trasformare la propria vita. Le emozioni devono essere ascoltate, non vanno demonizzate.

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