Nuove forme dell'adolescenza
Oggi assistiamo sempre più ad una forma di adolescenza "prolungata". Tra 19 e 25 anni si assiste a ciò che in psicologia evolutiva viene definita come "adultità emergente".
L'adultità emergente è una fase dello sviluppo che si osserva a seguito dell'adolescenza, e che per certi versi sembra quasi un prolungamento di quest'ultima. Essa, solitamente, come ho scritto poc'anzi, inizia intorno ai 19 anni e sembra terminare vicino i 25, anche se molto spesso non è facile indicare un età specifica in cui essa compare, o in cui finisce. Molto spesso l'adultità emergente può prolungarsi fino ai 30 anni.
Erik Erikson è stato il primo autore a sottolineare che il ciclo vitale di un individuo si caratterizza per l'esistenza di specifiche fasi evolutive, che rappresentano dei punti di criticità per lo sviluppo di una sana identità. Per Erikson l'uomo è alla ricerca di un senso stabile della propria identità, che viene acquisto durante lo sviluppo attraverso la risoluzione di alcune crisi esistenziali, che egli definisce come stadi dello sviluppo. Uno stadio è caratterizzato da uno specifico tema sociale, comprendendo una coppia antinomica: una conquista e un fallimento.
Erikson identifica 8 stadi evolutivi definendo l'adolescenza come stadio evolutivo centrale per lo sviluppo di un'identità coerente.
In questa fase il soggetto impara a selezionare alcune fra le sue identificazioni infantili scartandone altre, in accordo con i propri interessi, talenti e valori formando un proprio senso di identità. Ma se il bisogno di trovare una propria identità diventa ricerca esasperata di molteplici modelli in cui identificarsi, spesso discordanti, l’adolescente rischia di cadere in una cosiddetta “confusione di ruoli” che consiste nel passare da un identificazione ad un’altra , provando ruoli sociali diversi in una sorta di "turismo identitario" generatore di forti stati d'ansia. L'adolescenza è un periodo critico che chiama il soggetto a compiere un lavoro di individuazione della propria identità, ritagliandosi il proprio spazio tra i diversi ruoli che la società impone.
Da un punto di vista clinico l'organizzazione borderline di personalità, così come definita da Otto Kernberg, si caratterizza per un senso instabile dell'identità, una confusione della propria immagine psicofisica. Le organizzazioni borderline molto spesso non riescono a sintetizzare un senso di identità coeso, che li porta a attuare una scissione tra le diverse immagini del proprio Sé passando da uno stato all'altro senza accorgersene e negando la suddetta transizione. È facile osservare come le difficoltà nello stadio evolutivo adolescenziale, come descritto da Erikson, hanno delle similitudini con l'organizzazione borderline descritta da Kernberg. In realtà il disturbo borderline è una condizione cronica e grave, tali soggetti spesso hanno alle spalle una storia di lunghi abusi fisici e sessuali.
Oggi, però, si assiste sempre più alla presenza nei giovani ragazzi di tratti che dal punto di vista clinico potremmo definire borderline. In realtà è facile cadere in errore e rendere subito patologici determinati comportamenti, perché quello che maggiormente si osserva è una difficoltà nella risoluzione di conflitti adolescenziali che non permettono all'individuo di operare una adeguata sintesi della propria identità. La labilità emotiva e quel precario senso di identità che molto spesso caratterizza il vissuto dei giovani adulti, può essere il frutto di difficoltà adolescenziali non elaborate.
Secondo Erikson dopo l'adolescenza si riscontra subito l'età adulta, in cui l'individuo ha acquisito uno stabile senso del sé. in realtà oggi, contrariamente alla teoria di Erikson, è facile osservare un periodo intermedio tra adolescenza ed età adulta definita adultità emergente.
Secondo lo psicologo Arnett, l'adultità emergente è composta da cinque temi evolutivi caratteristici: l'esplorazione dell'identità, l'instabilità, la focalizzazione su di sé, il sentirsi tra e, infine, la tendenza all'esplorazione dalle proprie potenzialità.
L'adultità emergente rappresenta una fase evolutiva molto eterogenea e poco strutturata. È facile che in questi casi si assista alla manifestazione di conflitti che portano il soggetto a vivere un senso di confusione, di labilità emotiva e tendenza alla depressione o all'ansia. Queste caratteristiche sintomatologiche potrebbero far pensare a un disturbo borderline di personalità, in realtà molto spesso non si tratta altro che di difficoltà individuali nella gestione dei temi evolutivi dell'adultità emergente. Infatti è possibile che determinati soggetti rispondano a suddette sfide evolutive con la manifestazione di diversi disagi psichici, come quella sensazione di vuoto o di inutilità che molto spesso attanaglia i giovani d'oggi. In questi casi è opportuno avere un supporto psicologico che aiuti il soggetto ad affrontare le difficoltà proprie di questa fase evolutiva.
La società moderna, caratterizzata dalla precarietà del lavoro e del sostentamento economico, non farebbe altro che produrre una precarietà identitaria, amplificando le difficoltà evolutive espresse dall'adultità emergente.





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